BCC Aquara - I danni della riforma - I fatti

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I DANNI DELLA RIFORMA
Antonio Marino: “Crescono sia la raccolta che gli impieghi”

Nononostante le difficoltà del contesto economico generale, i primi sei mesi del 2015 evidenziano dati molto incoraggianti per la BCC di Aquara, sicuramente per quanto riguarda la risposta che il territorio sta dando in termini di fiducia nei confronti dell’Istituto aquarese. “Le masse di risparmio che ci vengono affidate dalla clientela continuano a crescere - afferma Antonio Marino, Direttore Generale della BCC - nel loro complesso. Sulla base dei dati di fine giugno, la raccolta diretta è cresciuta di ulteriori 12 milioni di euro da inizio anno, superando i 225 mln”. E sul fronte dei crediti come si evolve la situazione? “Direi decisamente bene. Infatti i crediti per cassa alla clientela sono cresciuti nel semestre di 4,7 milioni, fino a raggiungere la cifra di 140 milioni. L’incremento dei nuovi fidi deliberati dal CdA nel semestre è stato del 62% rispetto a quanto fatto nello stesso periodo dell’anno precedente. Questo fa chiaramente capire che la Banca sta concedendo fidi in misura maggiore a quelli dell’anno scorso. Il tutto a sostegno dell’economia della zona di competenza. In controtendenza rispetto ai dati nazionali del credito che parlano di calo percentuale degli impieghi”. Come si presenta il conto economico semestrale? “Più o meno in linea con l’anno precedente. In particolare il margine di interesse è lo stesso. I ricavi sono diminuiti in virtù del calo dei tassi sugli impieghi, ma sono diminuiti anche gli interessi per il costo della raccolta. Sono inoltre diminuiti gli interessi percepiti per l’incasso delle cedole sui titoli di stato e gli utili da negoziazioni titoli. Siamo riusciti a contenere le partite anomale e di conseguenza a ridurre l’importo delle svalutazioni dei crediti. Stiamo faticosamente contenendo le spese amministrative e quelle per il personale. Alla fine ci aspettiamo di replicare l’utile netto dell’esercizio 2014 (1,5 mln) grazie all’incremento dei crediti, alla diminuzione del costo della raccolta e alle minori svalutazioni. Con i tempi che corrono, direi che è già tanto... positivo”. E dalla riforma cosa dobbiamo aspettarci? “La nostra BCC è dell’avviso che la riforma, così come ipotizzata, è dannosa, inutile e anticostituzionale. Per rimettere in carreggiata le poche BCC in difficoltà basta correggere alcuni aspetti deleteri della nostra governance, eliminare i tanti sprechi che ci sono all’interno del movimento, potenziare il nostro Fondo di Garanzia, tornare allo spirito cooperativo. Le BCC non sono superate anzi, in Italia, occorre ancor di più preservare la biodiversità del sistema finanziario. Non possiamo obbligare le BCC a darsi una struttura giuridica totalmente diversa da quella che i loro soci hanno liberamente scelto e mantenuto. C’è il malcelato desiderio di rappresentare il primo passo per l’eliminazione del sistema del credito cooperativo nel nostro Paese, all’insegna del tutto è mercato e tutto deve essere contendibile, da parte di chi si sente orfano del dividendo. E’ un processo spinto dal miraggio del guadagno, dalla voglia di mettere le mani sulle riserve di bilancio delle BCC virtuose”.
 
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