Campagna - La parola allo storico - I fatti

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Campagna
LA PAROLA ALLO STORICO
Rubino Luongo: “La città è stata condannata dalla storia”
di Antonio Lovito

Quella che trattiamo oggi è la condizione di Campagna. Ne abbiamo parlato con Rubino Luongo, laureatosi in Lettere classiche presso l’università degli studi di Napoli, professore di italiano e storia, preside dal 1975 in numerosi istituiti scolastici della provincia di Salerno, con al suo attivo numerose pubblicazioni storiche.
Un tempo Campagna era fucina di intellettuali, si progettava il futuro politico della città. Oggi è decadenza: è solo un’impressione o ciò trova conferma nel suo giudizio?.
È la realtà: Campagna negli anni ’50 aveva una numerosa e qualificata borghesia intellettuale. Già negli anni ’60, è cominciata una lenta decadenza”.
A quali condizioni sociali, culturali o economiche si può attribuire tale decadenza?
“Il discorso è complesso: Campagna ha cercato di qualificarsi nell’Ottocento come un centro amministrativo-territoriale. Nel Novecento é divenuta consapevole di una crisi irreversibile: la storia girava in senso contrario alle sorti del paese perché favoriva i territori esterni della Piana del Sele condannandola ad un’esistenza asfittica. A fine Ottocento, ha pensato a come far fronte alla crisi e da qui l’idea di una ferrovia che passasse per Campagna nel tragitto Eboli-Potenza, l’idea di una strada che conducesse ad Acerno, una tranvia, si pensò anche a nuove fonti di energia. Furono tentativi tutti tentativi per resistere al fatto che la modernità non la favoriva”.
Contro il corso della storia la città si mobilita con azioni varie.
“Si, l’ultimo risale al 1936 con l’Istituto Magistrale. Campagna aveva perso le strutture che la facevano emergere, quali il distretto militare, gli uffici giudiziari, le magistrali, divenne un paese di maestri, pur avendo ancora una forte borghesia che fondava la propria ricchezza sulla terra”.
Lei crede che l’istituzione del magistrale rivitalizzò il del paese?.
“L’istituto magistrale era considerato molto importante perché qui veniva gente da tutta la Lucania. Il paese brulicava di giovani, portando benessere e fermento: vi erano due convitti, altri giovani erano ospitati in case private, facevano funzionare il campo sportivo, creavano delle squadre di calcio e si sfidavano. La strada era il luogo della comunità: si creavano comitive, si discuteva di sport, di politica. C’erano i partiti, i seminari, l’Azione cattolica, gli scout: tutte cose che oggi sono scomparse”.
A fronte di questo impoverimento culturale, sociale, economico c’è un’idea per risollevare il paese?
“Campagna oggi conta più abitanti di quanti ne abbia mai fatti registrare. A fronte di altri centri interni che si sono spopolati, ma il paese si é spostato a valle. Quindi non si può parlare di mera decadenza: si deve altresì affermare che l’attività, la ricchezza, l’imprenditoria si sono spostati seguendo un processo naturale, scontando adesso le problematiche che la storia le ha messo di fronte. Campagna, per risollevarsi, deve re-inventarsi in una maniera del tutto nuova: non può più essere un centro di popolamento, come lo è stato in passato”.
 
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