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GIUSTIZIA LENTA
Arriva l’ equa riparazione
di Piero Cusati

‘’Ogni persona ha diritto che la sua causa sia esaminata in un tempo ragionevole’’. La persona che ha subito un danno, patrimoniale o non patrimoniale, a causa dell’eccessiva durata di un processo civile o penale può chiedere una equa riparazione. Il ricorso, quando si tratta di procedimenti del giudice ordinario, è proposto nei confronti del Ministro della Giustizia, entro sei mesi dal momento in cui la decisione che conclude il processo è divenuta definitiva. In tema di equa riparazione per irragionevole durata del processo, hanno diritto all’indennizzo tutte le parti coinvolte nel procedimento giurisdizionale, ivi compresa la parte rimasta contumace. Lo ha ribadito una recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione, sez.VI civ.,la n.14072, del 7 luglio 2015,in sintonia con quanto avevano già affermato le Sezioni Unite l’anno scorso con la sentenza n.585 per una causa civile. Al contumace deve essere riconosciuto, in quanto parte del giudizio, il diritto ad ottenere in tempi ragionevoli la conclusione del giudizio. La tutela è dunque apprestata indistintamente a tutti coloro che sono coinvolti in un procedimento giurisdizionale, tra i quali non può non essere annoverata anche la parte non costituita in giudizio, nei cui confronti la decisione è comunque destinata a esplicare i suoi effetti. Risulta pertanto arbitrario escludere il contumace dalla garanzia di “ragionevole durata” che l’art. 111 della Costituzione inserisce tra quelle del “giusto processo”. La Corte di appello è l’organo competente a decidere sulle domande di equo indennizzo per l’eccessiva lungaggine dei processi. Nei confronti dell’imputato contumace la decisione è comunque destinata ad esplicare i suoi effetti e a cagionare, nel caso di ritardo eccessivo nella definizione del giudizio, un disagio psicologico e non solo. Nel procedimento penale l’imputato-contumace è comunque soggetto alla potestà punitiva dello Stato e tale condizione è da ritenere di per sé fonte del normale patema d’animo per l’attesa della decisione.

 
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