Pedagogia oggi - I fatti

Vai ai contenuti

Menu principale:

Cartaceo > Luglio 2015
LE CONTRADDIZIONI DELLA RIFORMA
La scuola italiana dentro la crisi sociale ed economica
di Giuseppe Acone*

La Riforma tentata finora dal Governo Renzi, sulla scia di tanti altri tentativi dei governi prece­denti, è ferma non solo nelle strettoie della crisi sistemica del Paese, ma anche nella diversa con­siderazione che ne hanno le svariate fazioni in campo e i vari soggetti di riferimento.
Facciamo qualche esempio veloce per il lettore medio. Gli insegnanti, nella stragrande maggio­ranza, l’avversano; i presidi e le categorie diverse del lavoro autonomo, i sostenitori della compe­tizione socio-economica, le forze che tendono a staccare la scuola di massa dalle sue funzioni di “guarnizione del Welfare” e di collegarla al mer­cato e alla figura dell’impresa aziendale, la so­stengono.
La contraddizione politica, per dir così, appare del tutto evidente: ad esempio, la scuola di massa è sicuramente una figura di sistema che è più or­ganica al partito principale di governo che al resto della configurazione socio-economica. Si spiega, allora, la difficoltà di un partito come il PD, di far passare una Riforma che, per tanti aspetti, cerca di immettere elementi di valutazione comparativa e competitiva del sistema e di connetterli forte­mente alle forme produttive dell’impresa e del mercato (autonomia e valutazione).
Poi, ci sono lacerazioni tra l’approccio teorico corretto e la sua lontananza dalla realtà. Si assu­mono, ad esempio, i presidi come valutatori (qua­si forza monocratica e solitaria), senza fare i conti con la realtà che vede spesso i dirigenti scolastici reclutati con sistemi selettivi assolutamente ina­deguati rispetto ai compiti che dovrebbero svol­gere.
Allo stesso modo, si continua ad oscillare tra due poli opposti della considerazione della scuola di massa. Essa dovrebbe utopicamente rispondere al tempo stesso a funzioni sistemiche opposte: alla funzione di inclusione e compensazione e a quel­la di valutazione competitiva e di selezione mo­dellata sulla figura socio-economica dell’impresa e dell’azienda.
Quest’ultima figura è istituzionalmente collega­ta con quella dell’autonomia scolastica. Finora si tratta di una analogia molto indiretta e per imi­tazione assolutamente improbabile. Tutte le vol­te che si tenta di renderla più reale e concreta si ricorre alla dinamica pedagogico-didattica della valutazione e ci si appella alla ragione docimo­logica, facendo finta di non saper che la scuola di massa italiana è quanto di più distante possibile dalle figure socio-economiche riconducibili alla globalizzazione e al mercato.
La serie di contraddizioni che ne discende è sot­to gli occhi di tutti. Una, fondamentale è inerente alla contraddizione tra sistema scolastico e orga­nicità sociale e socio-economica. L’altra inerisce direttamente a quella che ci pare di poter emble­matizzare approssimativamente quale ragione do­cimologica.
Quest’ultima, ad esempio, è quella che viene avanzata nell’ultimo libro di Roger Abravanel e Luca D’Agnese, dal titolo La ricreazione è finita. Scegliere la scuola trovare lavoro (Rizzoli, Mi­lano, 2015), nel quale, nell’intento di aprire una qualche via alla speranza, si saltano molte media­zioni complesse, e si dà l’impressione che basti, all’interno del sistema, cambiare indirizzo didat­tico valutativo, docimologico e scolastico, per trovare più agevolmente qualche lavoro.
Qui vi è lo spazio solo per dire che magari fosse così. È anche così, in una zona rarefatta di residue eccellenze che confermano il cattivo funziona­mento del sistema globale.
Da pedagogista posso qui aggiungere solo questo, considerato lo spazio a disposizione di un breve articolo. La via docimologica (valutativa) alla Riforma della scuola di massa, nel nostro Paese ancora più che nel resto dell’Occidente, si scontra con l’antinomia rappresentata dal fatto che il si­stema valutativo ha sempre da fare con un duplice registro: quello psicologico/soggettivo (ciò che Claparède avrebbe definito la scuola su misura); e quello logico/oggettivo, su basi scientifiche, tec­nologiche, disciplinari, il quale non crea inclusio­ni ma prevalentemente selezioni.
Come conciliare questi due registri, non è solo un’antinomia della ragione pedagogica, ma è un’antinomia della ragione sociale ed economica del mondo globale del nostro tempo.

*Professore Emerito di Pedagogia Generale nell’Università di Salerno
 
Torna ai contenuti | Torna al menu