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MIGRANTI: L'INCHIESTA

SERVI DELLA GLEBA
Viaggio fra i braccianti della Piana del Sele
di Ornella Trotta

I padroni esistono ancora, i caporali anche, dove? A Santa Cecilia, frazione di Eboli, a due passi dalla civiltà. Immigrazione clandestina e riduzione in schiavitù non sono reati di altre epoche né di altri luoghi, toccano diecimila donne e uomini in carne ed ossa, a due passi da noi. Si spaccano la schiena per 3 euro all’ora, i disperati della Piana del Sele. Sono rumeni, marocchini, indiani, ucraini, algerini, polacchi e pakistani. I braccianti della Piana del Sele lavorano otto ore nei campi per 25 euro al giorno, con loro anche gli italiani.
Alloggi di fortuna
Dopo lo sgombero di San Nicola Varco si sono sparpagliati, pochi sono andati via, molti hanno cercato alloggi di fortuna, anche in pineta, per continuare a lavorare le stesse terre degli stessi padroni. Anselmo Botte della segreteria CGIL di Salerno, scrittore e sindacalista li conosce bene. Non é un caso che la sua tesi di laurea sperimentale si sia soffermata sull’analisi delle classi sociali in agricoltura, indizio di futuro impegno. Botte é acuto interprete delle condizioni dei braccianti, con “Mannaggia la miserìa” denuncia le condizioni inumane di lavoro degli immigrati nella Piana del Sele.
Anselmo Botte
Ha lottato e scritto contro lo sgombero di San Nicola Varco chiedendosi (e chiedendoci) dove sarebbero andati i disperati del ghetto di San Nicola Varco allontanati con la forza nel 2009. Ricordate San Nicola Varco? Dove una volta erano accampati i braccianti marocchini e chiedevano una fontanella e docce, ora c’é un elegante centro commerciale. A luglio la sede della CGL di Santa Cecilia é stata vittima di un attentato.
Indiani nelle stalle
“Gli indiani in genere lavorano nelle stalle, ma ultimamente stanno scegliendo l’agricoltura a campo aperto, la stalla é sinonimo quasi di schiavismo, si lavora 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno. Quando trovano alternative cambiano perché non c’é sabato, non c’é domenica, non c’é nulla”.
Il collocamento pubblico
Tra le proposte della CGIL la creazione in via sperimentale di un Collocamento Pubblico che potrebbe interessare anche Capaccio, Battipaglia e Bellizzi. Tutta la Piana del Sele é interessata al fenomeno, anche se il grosso delle aziende agricole é in territorio ebolitano.
“Santa Cecilia é un quartiere che sta crescendo. Ci sono soprattutto Marocchini, ma anche Rumeni, qualche Indiano, lavorano in agricoltura”. Avete incontrato i referenti comunali? “Si, sono d’accordo, dobbiamo solo avviare il progetto”.
Santa Cecilia
Perché vengono tutti qui?
“E’ un’area urbana e si trova vicino ai campi”.
Le coltivazioni prioritarie quali sono?
“La Piana del Sele é famosa per le produzioni di ortofrutta: melanzane, meloni, verdure, prodotti per la quarta gamma. I pomodori sono pochi”.
La promessa di lavoro
Aziz, viene dall’Algeria, é a Santa Cecilia da 20 anni, ha imparato la saldatura: “Con la legge Bossi-Fini ho ottenuto il permesso di soggiorno, ho lavorato a Treviso, lì ho imparato a saldare.
Mi sono fatto un mestiere e sono tornato qui”. Ha un figlio di 19 anni, ha sposato un’italiana, é separato, non lavora, prova a darsi coraggio: “Ho una promessa di lavoro, molto buona”. Raramente va nei campi: “Non ce la faccio, posso andarci per un giorno”. A Treviso stava bene: “Ero assicurato, là si lavora a busta paga, nel 2003 prendevo mille euro per il facchinaggio. Qui c’é poca legge e ci sono poche cose, manca una mensa della Caritas, basterebbero un piatto di pasta e una doccia calda quando fa freddo”. Dove dormi? “Ho un posto letto, pago cento euro al mese”.
La sanatoria
Mohamed invece é qui da 11 anni, dal 2009 con permesso di soggiorno falso, nel 2012 non é riuscito a regolarizzarsi con la sanatoria per badanti, ha anche pagato, ma il padrone non si é presentato in Prefettura: “Ho pagato 2500 euro, 500 alla posta e 2000 al padrone, ma non ho preso il permesso di soggiorno. Poi ho dato altri 500 euro allo stesso padrone, adesso io ho paura”. Teme che vadano a verificare la sussistenza del rapporto di lavoro che non c’é mai stato. Mohamed, come tanti altri non ha niente a che fare con i badanti, ha provato a regolarizzarsi così. Adesso che fai? “Ho poco lavoro, chiedono sempre il permesso di soggiorno, dove lo trovo io il permesso di soggiorno?”. Da 15 giorni non lavora. Viene da Casablanca: “Stavo a San Nicola Varco, lì ho conosciuto Anselmo e Sara, sua figlia”. A novembre 2011 lo sgombero lo porta a Potenza a fare il muratore per quattro mesi, adesso paga 100 euro al mese per un posto letto in una camera doppia. Ha 40 anni. Quanto guadagni?
“Poco poco, niente. Dove posso trovare lavoro?”
La speranza in questo mondo di uomini soli? La legge per il riconoscimento della cittadinanza ai nuovi nati.
Il pullman per Casablanca
Il pullman per Casablanca parte da Santa Cecilia, impiega tre giorni, passa per la Francia, la Spagna e Gibilterra, il biglietto costa 120 euro, 150 se il bagaglio é pesante, fa due viaggi a settimana.
250 piantine per un euro
Quando si raccolgono i finocchi si lavora di notte con le lampadine, lo stesso vale per i fagioli. Venticinque euro é la paga, chi sceglie il cottimo può guadagnare di più, ma deve essere veloce e forte. Si piantano cavolfiori, verze, Anselmo Botte precisa: “Loro li chiamano polisteroli, sono contenitori per insalata e finocchi, in ognuno ci sono 250 piantine da interrare, per 250 piantine ricevono un euro e là davvero ti spezzi la schiena”. Come lavorano? “Per fare presto se li legano addosso, se li portano dietro. Le donne raccolgono la rucola.
Le macchine
Le macchine stanno eliminando il lavoro manuale, ci sono macchine che raccolgono e macchine che piantano, ma se piove non si possono usare. La rucola e le erbette per la quarta gamma le stanno raccogliendo con la macchina, ma hanno dei problemi, quella che raccoglie pomodori lascia il campo pieno, poi deve passare qualcuno a raccogliere, anche quella della rucola e delle insalatine lascia molto scarto”.
Collocamento pubblico
“L’idea é quella di fare nel Comune un punto di incontro tra domanda e offerta di lavoro per aggirare l’illegalità e per sconfiggere il caporalato, il successo dei caporali sta nel fatto che sono gli unici in grado di spostare ingenti numeri di forza lavoro in poco tempo”.
Nell’era della comunicazione veloce gli operai non si ritrovano più in piazza, si sentono al telefono.
Santa Cecilia
Santa Cecilia é un quartiere multietinico, via Orazio e via Socrate sono a pochi passi dai bar dei braccianti stranieri, un caffè costa sessanta centesimi e un panino grande con kebab solo tre euro. All’altro lato della statale un altro bar, altri prezzi, altra gente. “Noi veniamo qui, lì ci vanno solo pochi di noi, abbiamo scelto di stare qui”. 
 
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