di Domenico Delli Carpini*

Le sedie del “Goodfellows”, l’angolo del “business” dove James (Giacomo) Agati lavora come lustrascarpe al Mandalay Bay di Las Vegas, nel Nevada, sono, classiche, eleganti. Da ogni sedia sporgono due sagome dove il cliente poggia i piedi. Sulla pedana in basso sparse vari tipi di spazzole, lucido, anilina e cromatina nera o marrone, a seconda del colore delle scarpe da lucidare. Il frassino delle spalle e dei braccioli è robusto e lucido e la pelle dei sedili è morbida. Non è un quadro da premio Oscar come il classico “Sciuscià”, il film del 1946 diretto da Vittorio De Sica, ma del capolavoro del neorealismo italiano ha la stessa misticità, tanta è surreale l’atmosfera che lo circonda.

James Agati con Domenico Delli Carpini

E il personaggio che la interpreta. 
James Agati infatti è un’icona di un mestiere, quello del lustrascarpe, che ormai va scomparendo
lo” dice il 96enne (fra qualche mese), veterano della Marina Usa durante la Seconda Guerra mondiale. “Era durante la Grande Depressione e la crisi economica e finanziaria che sconvolse l’America alla fine degli anni venti» – e per sopravvivere bisognava fare di tutto. “Erano tempi duri, ma quello che guadagnavo mi bastava e soprattutto mi sentivo felice perchè aiutavo i miei genitori (originari di un paese in Sicilia di cui non ricordo il nome) che lavoravano anche 16 ore al giorno per pochi dollari”. 
Seduto in una pausa di una giornata abbastanza tranquilla (Thanksgiving) nell’angolino del suo “locale”, James riflette su alcune vicissitudini della vita con la logica e la filosofia di chi la vita l’ha vissuta, intensamente, in tutte le sue sfaccettature. “Ho sei nipoti e tre pronipoti che vivono a Long Island (Valley Stream), ma… “. 
Se il suo “ma” fosse motivato da particolari rimpianti o gioie non si sa. Dal nulla infatti appare un omone che gentilmente chiede i suoi servizi. James, con una gentilezza tipica del vero professionista, lo invita a sedersi su una delle sedie e lentamente inizia a lucidare due scarpe grandi e nere, logorate un po’ dal tempo e un po’ dall’usura. Prima però le sistema in modo che aderiscano alle sagome, poi le spruzza con un lucido bianco che spalma con le mani usando solo l’indice e il medio, poi metodicamente ne accarezza la pelle dandole un luccichio nuovo, vivo. Quelle scarpe, prima brulle e polverose come il deserto che circonda la mecca del gioco americana, tornano come per magia a brillare. Come brillano i suoi occhi nel vedere l’evolversi del suo ultimo capolavoro. A pochi metri di distanza le ‘slot machine’, perfide e voraci, ma allettanti come il canto delle sirene, continuano ininterrottamente a ripetere il ritornello musicale per attrarre i clienti e dar loro, almeno per un attimo, l’illusione di poter cambiare con un giro le sorti di una vita. 
Intanto James Agati, il veterano della Seconda Guerra mondiale, sopravvissuto al V-Day, il più grande assalto anfibio della storia da parte delle forze americane in Normandia e allo scoppio di una bomba a pochi metri dal suo mezzo anfibio (sono stato fortunato, un centimetro di più e sarei stato polverizzato), guarda con premura le scarpe, le tocca, le spalma con l’anilina nera, fa pressione sulla pelle fin quando non diventa nera e lucida, poi afferra una falda di stoffa felpata e ritmicamente strofina da destra a sinistra le scarpe fin quando il colore non diventa di un nero risplendente. Quasi sfavillante, con sommo piacere del cliente che scendendo dalla sedia ammira l’ennesima opera d’arte di Mr. James complimentandosi per l’ottimo lavoro. 
“Voglio lavorare sempre, certamente fino a 100 anni e oltre – dice con convinzione James Agati. Quando morirò, fra altri 100 anni, chiederò a Gesù di prenotarmi un angolino anche nell’”Al di La”. Prometto che sarò il miglior lustrascarpe del Paradiso”. Che Dio il Misecordioso lo ascolti. Anche perchè negargli una soddisfazione del genere – proprio nel giorno di Thanksgiving – sarebbe davvero un peccato. 
“Ah, Thanksgiving – bisbiglia Mr. James – una festa da trascorrere in famiglia e mangiare, mangiare e divertirsi. Io invece lo trascorro qui, al Mandalay con le mie sedie e i miei attrezzi come faccio da oltre nove anni. Ma prima di venire qui sono successe tante cose, tante che per raccontarle ci vorrebbero anni”. Sono riflessioni profonde e per un attimo la corazza del vecchio soldato sembra sia sul punto di cedere. Per un attimo. Poi il giovane 96enne riprende a nascondersi dietro un fitto mistero: “Ho fatto di tutto nella mia vita, dal lustrascarpe al contadino con mio zio a Canarsie (Brooklyn) quando nella prima metà del secolo scorso da quelle parti c’era terra da coltivare… e altri mestieri”.  Mai come adesso il “Ma” prima che venisse l’uomo dalla scarpe nere da lucidare sembra sia collegato a segreti che solo lui conosce e chiaramente fa fatica a parlarne. Il mondo di James Agati, il giovanotto di quasi 96 primavere, si chiude in se stesso nell’angolino del Mandalay Bay, davanti alle sue sedie e con due occhi che brillano come diamanti guarda l’insegna del “Goodfellows” e dice: mi chiamo James, James Agati e faccio il lustrascarpe. Lo abbraccio e gli dico Happy Thanksgiving James. Lui mi guarda stupito e mi dice: non ho sentito, puoi ripeterlo? Ciao Giacomo, alla prossima.

* direttore editoriale di America Oggi

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