“Kultur On Tour”, questo il nome del Festival Internazionale di Brema, giunto alla VIII Edizione. Il Festival è organizzato da “Teatro 11”, Associazione che svolge un ruolo attivo di integrazione interculturale, ed è un importante momento di incontro tra le comunità russe o comunque dell’ex Unione Sovietica, che vivono nelle diverse nazioni europee.

Siamo tornati a Brema, dopo la prima esperienza con “The Tempest” nel 2017, portando questa volta “Gli Spaventapasseri Sposi” di Giuliano Scabia, testo e spettacolo di tutt’altro genere.

Apparentemente fuori contesto, siamo stati accolti come ospiti graditi da un’organizzazione attenta e premurosa, da tecnici professionali e disponibili, dagli altri gruppi che si sono susseguiti sul palcoscenico del Teatro 11 e del Teatro Bremen. Sguardi, sorrisi, saluti di giorno in giorno sempre più aperti e luminosi.

Un pubblico “diverso” in un festival “diverso”, estremamente attento, si è divertito ed ha applaudito sin dalle prime battute, apprezzando la leggerezza e la freschezza del nostro spettacolo, pur non comprendendo nulla del testo.

Le domande incessanti nella discussione post spettacolo col pubblico, le osservazioni positive dei giurati nel confronto serale, sull’immediatezza della messinscena, sulla caratterizzazione fisica dei personaggi, sulla musicalità della lingua italiana, sui costumi semplici ma efficaci, sull’uso di luci e musiche, sui ritmi e sulla varietà dei linguaggi utilizzati, ci hanno dato la misura di una cultura altra dalla nostra pronta ad apprezzare la diversità.

In un territorio enorme come spazio geografico, ma anche fisico e mentale, in cui l’azione resta ancora fortemente al servizio della parola e la drammaturgia d’autore (Cechov) o la teoria (Stanislavskij) sono predominanti, il nostro spettacolo in italiano impastato di versi e gramelot ha proposto, a fianco a quella dell’autore e del regista, la drammaturgia dell’attore, delle luci e dei suoni.

Così si sono trovate a confronto, ed entrambe sono state esaltate dalle reciproche differenze, la tradizione russa e la tradizione italiana. Nikolay Skorik (Direttore del teatro d’arte di Mosca che prende il nome da Cechov, direttore artistico del teatro giovanile “Workshop Workshop”, capo del Dipartimento di regia e recitazione presso l’Istituto Nazionale di Cultura di Mosca, onorato artista della Russia, docente), durante l’incontro con la giuria, citando Puskin, apprezzando il nostro lavoro, ha affermato che “La tradizione è l’anima di un popolo”.

stampa
Condividi
Pubblicità
You May Also Like

LE NOZZE DI DIAMANTE DI ANTONINO E DOMENICA

“Ne abbiamo passate tante insieme – osservano – ma il Signore ci ha dato la forza”
Condividi

A PUGLIETTA UNA COOP PER INTEGRAZIONE E AGRICOLTURA

Teresa Di Giuseppe non ha dubbi: “Il progressivo abbandono dei mestieri agricoli ha assunto ormai le tinte di una vera emergenza”
Condividi

A2 DI SANGUE: UN MORTO E DUE FERITI TRA GLI SVINCOLI DI EBOLI E CAMPAGNA

Un incidente mortale stamane in direzione sud verso Reggio Calabria: la Polizia e i funzionari Anas stanno effettuando i rilievi del caso.Rallentamenti al traffico veicolare
Condividi

Polizia di Stato

Al pranzo sociale dell’Anpas Pasquale Errico, già questore di Salerno, Maurizio Fiorillo direttore generale del settore telecomunicazione e logistica della Regione Campania, i sindaci di Campagna Roberto Monaco e di Oliveto Citra Carmine Pignata
Condividi