di Marco Naponiello
“L’origine della Specie”, l’opera pubblicata dal naturalista inglese Charles Darwin nel 1859, che per prima teorizzò la possibilità di come la natura possa influire, tramite un processo selettivo, sui cambiamenti fisici ed intellettivi delle specie viventi, è divenuta a buon merito uno dei più grandi trattati scientifici di epoca moderna, pietra miliare della medicina e della biologia, ancora nel XXI secolo.
Negli ultimi periodi alcuni ricercatori naturalisti in Africa, hanno constatato con meraviglia, come il bracconaggio sia stata la causa della modificazione del DNA agli elefanti; essi nascono infatti in alcuni casi e nei luoghi di maggiore caccia, senza zanne, dunque non sono appetibili più per i bracconieri che utilizzavano il prezioso avorio per i loro traffici, tanto illeciti quanto lucrosi.
Si sta verificando per i plantigradi in questione, una sorta di auto-difesa imposta da Madre Natura, che ha sconcertato gli studiosi i quali erano abituati a teorizzare in tali casi, tempi molto lunghi, invece si è verificata una mutazione genetica di tale portata, soltanto in pochi anni.
Ma le mutazioni genetiche, a quanto recentemente teorizzato da un’azienda del New Jersey negli USA, potranno interessare nei prossimi decenni anche la società degli uomini, ma stavolta non per cause esogene, dunque esterne, ma endogene cioè derivanti da abitudini proprie della specie homo-(sapiens) sapiens.
Del resto, come giornalmente si constata, la tecnologia delle telecomunicazioni ha fatto irruzione negli ultimi lustri in maniera deflagrante, cambiando le abitudini di vita di tutti noi, specialmente dei millennials, ovvero di coloro che sono nati nell’ultima decade del millennio scorso e nella prima decade di quest’ultimo. Essi, i figli denominati della Google Generation, abituati ad un uso simbiotico delle apparecchiature informatiche, specie quelle mobili, che sono divenute oramai una sorta di propaggine degli arti superiori ed in definitiva un interfaccia virtuale alla vita reale, saranno probabilmente come teorizzato da alcuni futurologi, gli antesignani di un cambiamento morfologico.
Ebbene forse sì, come sostenuto da una società con sede nel New Jersey negli Stati Uniti, lo scenario è davvero da brividi. Infatti secondo un modello realizzato in 3D, il tutto si dovrebbero verificare entro l’anno 2100, con alcuni cambiamenti significativi.
Primo tra tutti un irrigidimento del collo insieme ad una schiena curva, il cosiddetto text neck, ossia un collo maggiormente muscoloso che riequilibri una postura della schiena, riversa molte ore sul computer e specialmente sullo smartphone. In seguito si dovrebbe addirittura verificare, una mano a guisa di artiglio quasi anchilosata nelle falangi delle dita, dovuta sempre all’uso smodato del cellulare, a cui farà il paio, un un braccio ed avambraccio ad angolo retto, anche questo frutto dell’utilizzo reiterato di tale apparecchiatura mobile.
Ma il cambiamento maggiormente raccapricciante, forse, sarà nella parte alta del corpo umano, segnatamente negli occhi: invero per gli organi visivi si teme che l’uso sempre sproporzionato dei dispositivi hi-tech combinato con l’alta quantità di luce blu emessa da questi ultimi, col passar del tempo siano capaci di far sviluppare negli esseri umani una doppia palpebra, ovverosia una palpebra aggiuntiva all’interno dell’occhio, la quale si ritiene possa essere funzionale al filtraggio della luce eccessiva.
In ultima analisi, questi sono scenari certamente che devono farci riflettere per riuscire a trovare un impiego intelligente della tecnologia e non invece come appare ineluttabile, subirne i riverberi negativi.
Si afferma secondo un motto urbano, che le “previsioni sono fatte per essere smentite”, lo auspichiamo di cuore, ma è anche vero che questi vaticini accademici e non, sono un serio campanello di allarme a cui l’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), le organizzazioni sovranazionali, parimenti alle singole Nazioni, dovranno porre rimedio per scongiurare una simile ipotesi distopica, un day after, che non auguriamo di vivere alle nostre future generazioni.
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