Lo strano caso dei quattro lidi ebolitani di Mario Conte
Eboli — By admin on agosto 10, 2010 at 15:41L’attività di impresa, la tutela ambientale e la magistratura: lo strano caso dei quattro lidi ebolitani.
La mia attività di avvocato
mi ha consentito in questi
giorni di vivere un’esperienza
professionale ed anche umana
per me senza precedenti.
Il 28 maggio 2010, il Corpo
Forestale di Capaccio ha sequestrato
quattro lidi della
fascia costiera di Eboli, perché
non erano muniti del parere
regionale di valutazione di incidenza
ambientale, sebbene
autorizzati dall’Agenzia delle
Dogane, dal Comune di Eboli,
con il parere favorevole della
BAASS, della Riserva Foce
Sele-Tanagro, dell’ASL e della
Provincia di Salerno. Per chi
non è addetto ai lavori, ma
l’argomento è complicato anche
per gli esperti in materia
- tale è il groviglio di norme
e di autorità competenti sulla
nostra fascia costiera – il parere
di incidenza ambientale
è necessario per le strutture
ricadenti in aree S.I.C. (siti
di interesse comunitario), individuate
defi nitivamente con
D.M. del 3.7.2008. A fronte
dei provvedimenti di sequestro,
si sono avuti diff erenti
decisioni di più Giudici per le
Indagini Preliminari: uno non
ha convalidato il sequestro ritenendo
non applicabile e necessaria
tale misura cautelare;
un altro ha concesso l’esercizio
provvisorio del lido, consentendogli
l’attività balneare
fi no al 30 settembre, altri due
giudici hanno convalidato il
sequestro per i rispettivi lidi
ed hanno rigettato contestualmente
ogni istanza di esercizio
provvisorio, facendoli rimanere
chiusi. Un classico esempio
di come il diritto non sia una
scienza esatta e rispetto a fattispecie
identiche, si possano
assumere decisioni giudiziali
diametralmente opposte , anche
se formalmente corrette.
Ora è diffi cile convincere i
miei assistiti, ma anche gli altri
cittadini che hanno letto e
saputo di tale vicenda che la
legge è uguale per tutti!!! Mentre
scrivo (nel preparare l’ennesima
istanza di dissequestro)
sono ancora alle prese con la
diffi cile interpretazione delle
prescrizioni imposte dall’autorità
regionale in area SIC ed il
dramma umano della famiglia
che assisto, che senza aver violato
alcuna norma, chiede di
poter vivere con il lavoro del
proprio lido e di conservare la
propria impresa turistica. Ora
la questione che si pone a mio
avviso è propria questa: si può
utilizzare al meglio l’immenso
tesoro ambientale e naturale
costituito dal nostro litorale,
contemperando le due esigenze
di tutela dell’ambiente
e di sviluppo turistico? La risposta
a tale quesito deve necessariamente
avvenire in due
momenti: uno immediato con
la convocazione di tutti i soggetti
competenti per meglio
defi nire le prescrizione in area
SIC e consentire ai gestori dei
lidi, ma allo stesso Comune di
Eboli, per la prossima stagione
estiva, di eseguire interventi
possibili e ragionevoli, tesi a
migliorare i servizi per i cittadini
che si recano al mare,
sempre nel pieno rispetto delle
bellezze naturali; l’altro, spero
a breve termine, attraverso il
P.U.C. (nuovo piano regolatore)
di proporre alla città e agli
imprenditori un’idea organica
dello sviluppo della fascia
costiera, pur con tutti i limiti
di natura ambientale e paesaggistica
che devono rimanere
ineludibili. Forse solo così, in
futuro, non avremo provvedimenti
della magistratura che,
a volte, come nel nostro caso,
possono generare anche disparità
di trattamento, oltre che
limitare l’attività di impresa.


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