L’editoriale

Editoriale — da ifatti il 07 mar 2011 alle 17:29

Ben trovati,

rieccoci qui care amiche e cari amici,

gennaio è trascorso sereno, e il freddo quest’anno non pare pungente. L’influenza stagionale ci  ha ridotti al lumicino e ora siamo alle prese con integratori, frutta e vitamine.

I speak english dicono fieri i docenti che hanno seguito un corso di inglese all’istituto Agrario di Eboli: sembra che fra poco i nostri studenti dovranno sorbirsi un’ora a settimana di lezione di letteratura, filosofia, storia e matematica in lingua inglese direttamente dai loro docenti, vecchi professori globalizzati a forza dalla riforma Gelmini. La prof. di greco ora sta ripetendo il genitivo sassone.

Che cosa si spera? Dopo le dimissioni di Mubarak, anche noi aspettiamo il cambiamento.

Domenica 13 febbraio a Salerno le donne hanno urlato: “Se non ora quando!”. Iniziativa senza bandiere sostenuta anche dalla Chiesa e dal direttore di Avvenire che ha scritto: “Se fossi una  donna sarei in piazza per ribellione del cuore e della mente, ci sarei per dignità e senso morale”.

Eppure nei nostri contesti  non si rilevano gravi differenze di genere, le discriminazioni sociali sono spesso il frutto di povertà materiale e culturale. Prostitute e tossicodipendenti sono spesso persone cui non é mai stato proposto un modello educativo diverso. Ho conosciuto uomini e donne schiavi degli schemi ereditati da famiglie patriarcali, incapaci di modificare la loro visione delle cose.

Passiamo all’attualità partendo dalla questione del tremovalorizzatore. Mentre i nostri amministratori si accapigliano per il termovalorizzatore, in Giappone e negli USA si stanno costruendo impianti di nuova generazione, le cosiddette Torce al Plasma, di piccole dimensioni, modulabili e che non producono sostanze altamente nocive come la diossina, le scorie, le ceneri di fondo e le ceneri voltanti. Una domanda: la politica può litigare per una proposta tecnologicamente arcaica?

Parliamo di sviluppo: ad Oliveto Citra si sono incontrati imprenditori, sindacati, amministratori locali, tutti insieme per immaginare una nuova stagione di concertazione negoziata. Quelle legate ai fondi della 219 prima e ai fondi del Ministero dell’Economia dopo, furono occasioni per l’area del Cratere, in parte colte in parte perdute. E se i propositi dei protagonisti appaiono lodevoli non può non lasciare nel dubbio l’analisi del contesto in cui ciò dovrebbe realizzarsi. Ad Oliveto per esempio sta per chiudere l’ospedale. Se a ciò si somma la questione del federalismo, quasi una deriva verso la separazione  imposta dalla Lega, per le aree interne del Mezzogiorno le ragioni dell’ottimismo si riducono davvero all’osso.

  • 1 Commento

  • ifatti scrive:

    NOn credo tanrto nello sviluppo della Valle del Sele. Le vecchie primedonne non volgio rassegnarsi a mettersi da parte. Non le pare?

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