Un convengo sul Risorgimento
Cultura — da ifatti il 08 gen 2011 alle 22:34Sabato 18 Dicembre nell’aula consiliare del comune di Roccadaspide, l’associazione “A Voce Alta” in collaborazione con il Liceo Scientifico”Parmenide” e la Comunità Montana “Calore Salernitano” hanno organizzato un convegno intitolato: “Unità d’Italia, 150 anni di senso e risultati”. L’incontro ha visto la partecipazione del presidente del consiglio comunale e delegato alla cultura Dr. Vincenzo Iuliano, del docente di storia contemporanea dell’Università degli Studi di Salerno Giuseppe Foscari, dei professori Anthony Brewer e Michele Di Matteo. Si è trattato di un momento di analisi, di confronto e inevitabilmente di riflessione sulle modalità e sulle dinamiche che hanno caratterizzato il Risorgimento italiano. La genesi dello Stato italiano è stata sottoposta a una serie di critiche: da quelle gramsciane e meridionaliste proposte da Di Matteo a quelle socio-economiche proposte in fase introduttiva da Foscari, mentre ripercorrere alcuni momenti della costruzione dello Stato nazionale italiano utilizzando alcuni parametri descrittivi del revisionismo storico risorgimentale è stato il succo dell’intervento del professor Brewer. Tutti gli interventi sono stati accomunati da due denominatori comuni: a)il Risorgimento ha avviato quel processo di modernizzazione e laicizzazione che ha permesso alla società italiana di entrare rapidamente nel contesto mondiale e b) il mondo accademico e quello della scuola devono elaborare uno sforzo comune al fine di offrire con maggiore forza all’attenzione degli studenti e dell’opinione pubblica al “negativo” storico che ha accompagnato la fase risorgimentale e la costruzione della coscienza nazionale. Dall’incontro, dunque, è emersa la necessità di un ritorno ai “fatti” storici. Il “dovere” di raccontare alle nuove generazioni pagine sbiadite – o più semplicemente imbarazzanti – dell’Ottocento italiano diventa oggi un’esigenza improcrastinabile per tutti coloro impegnati nella divulgazione della Storia. Naturalmente, non si tratta di criminalizzare ideologicamente le fasi più critiche del Risorgimento, ma di rendere oggettiva e reale la storia italiana in tutte le sue sfaccettature. Come ha ricordato il professor Brewer: “Pochi manuali in uso nelle scuole e nelle università parlano delle stragi di Pontelandolfo e Casalduni, pochi docenti ripercorrono le vicissitudini legate al forte di Frassinelle dove morirono migliaia di meridionali. Il fenomeno del brigantaggio non può essere soltanto problematizzato nell’ottica della Ragion di Stato. E ancora: noi docenti siamo spesso impegnati in una riflessione di natura ermeneutica dei fatti, ma questo a che serve se la realtà è misconosciuta?”. Interessante, infine, le conclusioni del Professor Foscari. Sintetizzando le varie posizioni emerse durante l’incontro e riprendendo tesi elaborate nell’ambito delle scienze sociali ha posto l’accento sullo spirito di appartenenza del popolo italiano che spesso nella contemporaneità si traduce in uno spirito di dipendenza reso oggi ancora più evidente dalla funzione a-critica della televisione. Al di là delle differenze metodologiche e delle diverse sfumature argomentative il convegno ha avuto il merito di non cadere nel rito ideologico di celebrare aprioristicamente il Risorgimento e di ricordare l’enorme importanza che il mondo della scuola ricopre nel costruire criticamente l’identità nazionale delle nuove generazioni.


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