di Mariacarmela Mandolfino

Non vi dirò il mio nome, non è importante, vi basta sapere che esisto, ho 17 anni e ho voglia di una vita migliore di quella che ho lasciato in Camerun. Per quindici anni quella splendida e maledetta terra è stata mia, la mia Africa, la mia casa, ma un giorno qualcosa è andato storto. Vivevo con mia zia a Douala, una grande città, mia madre mi aveva mandato da lei per proseguire gli studi poiché nel mio villaggio c’erano solo le scuole elementari quindi mi sono fatto coraggio e all’età di dieci anni ho salutato la mia famiglia. Le mie giornate passavano felici, mi ricordo di tutti quei pomeriggi passati in motorino a correre veloce per le strade dei quartieri della città, ma proprio uno di quei giorni per me è stato fatale. Mentre io ed il mio migliore amico sfrecciavamo insieme sul suo motorino abbiamo investito un ragazzo, un innocente che non conoscevamo, gli abbiamo tolto la vita senza nemmeno rendercene conto. Avevo paura, mi sono sentito colpevole anche se non ero io a guidare, ma sapevo che da quel momento più continuavo a rimanere a Douala più la mia vita era in pericolo perché da noi esiste la “Giustizia Popolare” che di giusto credo non abbia nulla. Da noi funziona così: se sbagli è il quartiere che si riunisce per fartela pagare, ti cerca, ti trova e ti brucia vivo perché chi sbaglia deve pagare. Mi chiedo se è giusto punire un peccato commettendone un altro. Ma da noi funziona così. Ed ecco il motivo per cui sono scappato, senza dare un bacio a mia zia, sono fuggito insieme al mio migliore amico per non morire bruciato per uno sbaglio che in fondo non avevo commesso. È paradossale pensare che sono scappato dalla morte proprio con quell’amico che mi ha portato a rischiare la vita. Abbiamo attraversato il deserto, senza acqua, senza cibo né ombra. Il deserto è duro, molto più duro del mare. Non c’è pace, non c’è orizzonte, non c’è vita. Il mio amico mi si è addormentato addosso e non si è mai più svegliato. Sono arrivato da solo in Libia e lì è stato l’inferno prima di conoscere il paradiso. È strano pensare come una piccola fetta di mare divida due mondi così vicini, ma al contempo così diversi. Se hai la fortuna di nascere dal lato giusto sentirai parlare dell’altra sponda come di una storia lontana, che non ti appartiene. Se invece nasci dal lato sbagliato avrai paura del mare come del deserto, e avrai voglia di raggiungere l’altro lato di terra come se fosse l’unico vero posto in cui potrai sentirti uomo.

 

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