di Titty Ficuciello
L’amore strappato, fiction televisiva andata in onda su Canale 5, per la regìa di Ricki Tognazzi e Simona Izzo, ha riproposto e ripercorso in chiave cinematografica e quindi ampiamente riveduta e corretta, la vera storia di Angela Lucanto, bambina felice e figlia amata, insieme a suo fratello, che nel novembre del 1995 viene prelevata da scuola da carabinieri e assistente sociale, senza spiegazioni, per allontanarla dalla famiglia e affidarla ad un istituto milanese gestito dal CISMAI( Centro Italiano contro il Maltrattamento e l’Abuso dell’Infanzia). Dopo qualche mese viene arrestato il padre e processato con l’accusa di abusi sessuali verso la figlia e la cugina. Così, per quasi due anni, Angela rimase in quell’ istituto mentre suo padre trascorse due anni in carcere prima di essere liberato con sentenza di assoluzione in cassazione. Intanto, in tutto questo periodo, ai genitori fu tolta la patria potestà, rendendo tecnicamente Angela adottabile. La madre arrivò ad incatenarsi davanti alla struttura a cui sua figlia era stata affidata e questo gesto portò al trasferimento della bimba in altro istituto, a Genova, dove tra l’altro, l’eccessiva, e forse giustificata, irritabilità della bambina la portò a subire diverse punizioni. Finché un giorno viene adottata da una coppia a lei pressoché sconosciuta che ha già tre figli, di cui due adottati. La bimba stenta a inserirsi nel contesto familiare, i ricordi a tratti prendono il sopravvento, ma diventano sempre più sfocati. Intanto i genitori naturali non si danno per vinti e in nove lunghi anni la cercano disperatamente e con ogni mezzo.
Il fratello le recapiterà una lettera dei genitori e delle foto in cui sono ritratti insieme, una famiglia felice.
E così non senza un tormento interiore, Angela alla soglia della maggiore età, deciderà di ricongiungersi con la sua vera famiglia e contro una giustizia che si era comportata ingiustamente.
Ma com’è stato possibile tutto questo? Com’è possibile che un figlio venga sottratto alla famiglia e dato in adozione ad altri, in tempi rapidissimi e ancor prima di appurare se abbia o no subito un abuso?
Nel 2010 Angela Lucanto scrive la sua triste vicenda autobiografica con l’aiuto di due giornalisti, Caterina Guarneri e Maurizio Tortorella, Rapita dalla Giustizia è il titolo del libro, che evoca emotivamente sensazioni di frustrazione, di impotenza e di paura nei confronti di una giustizia che si è assunta l’autorità, super et extra partes, di modificare completamente il corso della vita di più individui, cancellando i pochi ricordi d’infanzia e annientando quel rapporto filiale e familiare fatto di compleanni, ricorrenze, foto, video, successi o insuccessi scolastici o sportivi, l’ansia dei primi amori, le litigate, il conflitto adolescenziale, i legami familiari, le amicizie del cuore, i volti dei genitori che maturano, l’aspetto dei figli che crescono, il piatto preferito, le gite, le vacanze, insomma tutto quello che sarebbe potuto essere e anche quello che non sarebbe mai accaduto ma che comunque lega ogni singolo membro alla sua famiglia, al suo cognome. Intanto, ai fini della Legge, nulla è stato sbagliato se non la fretta e la rapidità degli atti che tante volte invochiamo nella Giustizia ritenendola lenta e farraginosa, ma che in questo caso magicamente si è palesata come risolutrice di problemi e guardiana del Destino degli uomini.




