Psiche - Quando decide di togliersi la vita - I fatti

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Psiche
QUANDO SI DECIDE DI TOGLIERSI LA VITA
Si punisce l’oggetto amato e se stessi
di Mariarosaria Izzo

Una vita si spezza, senza far rumore, nel silenzio di vuoti nascosti e nell’aridità di pensieri cattivi. Il dolore e l’amarezza di chi resta sono lo sfondo di una strada desolata. Il suicidio è una tragica reazione alle situazioni di vita stressanti, tanto più tragica perché può spesso essere prevenuto. Almeno una volta nella vita sarà capitato a tutti di udire storie di suicidio, in forma diretta o indiretta. Spesso a questo evento si susseguono ipotesi, più o meno realistiche, sul perché sia accaduto, su quali forze abbiano spinto la persona alla morte e sul perché non abbia chiesto aiuto. Si ritiene che non esista una struttura di personalità ed una specifica psicodinamica connessa ad esso. I fattori psicologici di certo devono integrarsi con fattori sociali e fisici per determinare il suicidio, come dimostra l’annuale classifica del WHO, World Health Organization. Ricerche scientifiche in psicologia e neurologia dimostrano che il rischio di suicidio è associato a cambiamenti di sostanze chimiche del cervello chiamate neurotrasmettitori, tra cui la serotonina. Nelle persone affette da depressione, disturbi compulsivi, storia di tentativi di suicidio e nel cervello delle vittime di suicidio è stato riscontrato, infatti, un abbassamento del livello della serotonina. La differenza tra pensieri di suicidio – comuni e diffusi nei momenti di difficoltà in tutti gli individui – e il togliersi la vita concretamente è dovuta alle trasformazioni del cervello a seguito di fattori di rischio prevalenti come depressione, abuso di alcool, droghe e farmaci. Molte storie di suicidio sono connesse anche a storie familiari di suicidio, a violenze in famiglia, ad armi da fuoco in casa, a malattie importanti ed incarcerazione. In altri casi anche la perdita di una persona cara o la rottura di un rapporto affettivo può comportare il sentirsi senza speranza. Nel suo lavoro Lutto e Melanconia Freud affermò che i meccanismi psicodinamici nel suicidio sono quelli di ambivalenza nei confronti degli oggetti d’amore di tipo narcisistico, di identificazione con l’oggetto amato-odiato nel tentativo di riparare la sua perdita vissuta come intollerabile ed infine di aggressione distruttiva dell’oggetto introiettato. Chi si uccide, insomma, esprime contemporaneamente il desiderio di punire sia l’oggetto amato e perduto sia se stesso per avere in qualche modo “causato” tale perdita. Quali i sintomi? Pensieri negativi, angoscia, rabbia, sensi di colpa, isolamento, temerarietà, mancanza di scopi e progetti nella vita. La psicoterapia è un valido strumento preventivo ma di certo non l’unico. Intervenire nei tempi giusti permette di diminuire le probabilità di un atto atroce e autoaggressivo. I familiari e vicini al suicida sopraffatti dal dolore e dallo sgomento sono a rischio a loro volta di pensieri negativi, diventa cruciale per essi un valido supporto psicologico sia per l’elaborazione del lutto che per la comprensione più ampia di un fenomeno antico e tragico.
 
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